Gabriella, seduta in cucina

Pubblicato il 14 luglio 2025 alle ore 20:00
Estratto Libro Esperienze di Counseling

 

Estratto – Capitolo 1: Gabriella, seduta in cucina

 

Gabriella l’ho conosciuta attraverso uno schermo, tra un lockdown e l’altro.
La prima immagine che ho di lei è una donna con la schiena curva, seduta in una cucina rossa, le mani attorno a una tazza, lo sguardo che evitava il mio.

Dietro di lei una lampada da terra sempre accesa, anche quando fuori c’era luce. “Mi fa compagnia,” disse. La lasciava accesa anche quando usciva, per non tornare in una casa buia.
Aveva pensato al percorso di counseling perché, parole sue, “non capisco perché mi sento sempre malinconica.”

Non c’era un lutto, né un evento traumatico recente, ma qualcosa in lei sembrava spento da tempo. Era separata e viveva sola in un monolocale che sentiva suo amico e nemico insieme.
Da poco l’avevano richiamata dall’azienda per lavorare in presenza, nonostante fosse in sede tutto il giorno, si sentiva invisibile: “quando entro in ufficio, è come se non ci fossi.”

Il tono era basso, le parole uscivano a fatica, erano intrise di una tristezza sottile.
Si sentiva troppo — troppo emotiva, troppo lenta, troppo sensibile — eppure mai abbastanza.

Parlava della madre che le diceva “non fare la drammatica”, e del padre che voleva risultati.
Cresciuta con l’idea che le emozioni fossero un lusso, ora si portava addosso una malinconia che non trovava casa.

Il percorso che abbiamo intrapreso è stato delicato e lento. Un passo alla volta, abbiamo dato voce a quelle emozioni, abbiamo scavato tra le pieghe del non detto.
Ho pensato che il lavoro con la mappa dell’Enneagramma potesse essere funzionale e quando si è ritrovata nel Quattro, ha storto il naso: “non voglio essere quella piena di tormenti.” Ma poi ha iniziato a riconoscersi, a riconoscere — con riluttanza — anche le sue risorse.

Il lavoro con la cassetta degli attrezzi l’aveva portata, passo dopo passo, a rallentare, a fermarsi, a sentire, a cogliere frammenti di sé che fino a quel momento erano rimasti sullo sfondo, ignorati, come mobili coperti da un telo nella stanza dell’anima.
Le ho lasciato lo spazio per restare lì, a contatto con quelle parti, senza fretta
e un giorno, in silenzio, ha tirato fuori un foglio piegato in quattro, l’ha aperto con cura e ha iniziato a leggere:
“Scrivere, ascoltare, fare dolci, attenzione ai dettagli, consolare...”
finalmente si era concessa il tempo – e il permesso – di riconoscere che in lei non abitavano solo zone d’ombra, c’era luce, tanta.
Solo che, subito dopo, ha alzato gli occhi e ha aggiunto, quasi sussurrando:
“Ma tanto a cosa servono? Nessuno ti paga per essere sensibile”

Non c’erano rivoluzioni, solo piccoli movimenti.
Un complimento accettato, un bisogno espresso, un grazie detto senza scuse.
E una lampada, alla fine, che poteva restare spenta.

 

 

Quando resto sola nel campo

Gabriella all’inizio sembrava chiedere scusa anche solo per esserci, con quella voce bassa e lo sguardo sfuggente che andava altrove. La stanchezza che portava addosso non era del corpo, ma di un’anima che si era abituata a sentirsi sbagliata.
Eppure, dentro a quel vocabolario fatto di mancanze, c’era un guizzo lontano, una piccola scintilla.
Nel tempo ha imparato a nominare le emozioni, a starci dentro senza esserne travolta, a smettere di chiamare “identità” ciò che era solo fatica. Ha lasciato andare un lavoro che non le somigliava più e ha iniziato a scegliersi.
Non ha stravolto la sua vita. L’ha solo ricominciata da sé.
E oggi, quando ci penso, sento che quel cambiamento silenzioso è il più potente che esista.

 

Lo specchio

Gabriella mi ha toccata profondamente perché, come lei, anche io sono un Enneatipo Quattro. Il rischio di rispecchiamento era altissimo: sentivo il richiamo delle sue sfumature, delle sue nostalgie, delle sue parole non dette. Ho dovuto ricordarmi, ogni volta, che io non ero lei, che per accompagnarla davvero dovevo restare a distanza di sicurezza. È stato un atto di presenza consapevole, e insieme una lezione potente sul mio modo di stare in relazione.

 

Domande per te che leggi

  • Ti sei mai sentitə fuori posto, anche in casa tua?
  • Che rapporto hai con la tua malinconia?
  • Riesci a riconoscere le tue risorse senza sminuirle?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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