Ho studiato per anni, mi sono formata, ho studiato e continuo a studiare tanto, mi sono messa in discussione, ho investito tempo ed energia in un percorso che mi ha trasformata profondamente.
Eppure tornavo a casa la sera con una sensazione precisa, quella di non aver fatto abbastanza.
Abbastanza per me, per il lavoro che sentivo di voler fare davvero, per tutte quelle donne che intuivo essere lì fuori, come me, in un momento di transizione, con poca chiarezza, con i propri bisogni messi da parte da così tanto tempo da non riuscire più a riconoscerli.
Sapevo di poter fare qualcosa per loro. E sapevo che finché fossi rimasta dove ero, non avrei potuto farlo con la profondità e la presenza che sentivo necessarie.
Ad un certo punto ho scelto di smettere di aspettare. Ho lasciato un lavoro dipendente per costruire qualcosa di mio: oggi lavoro come counselor a mediazione corporea, life coach e formatrice, a Desio (Monza Brianza), a Milano e online, con persone che stanno attraversando un momento di cambiamento e hanno bisogno di ritrovare il filo con se stesse.
Non è stato un gesto semplice. Ho sentito il peso della responsabilità verso la mia famiglia, ho attraversato la paura di sbagliare, di non farcela. Ho fatto i conti con tutto questo, e alla fine ho scelto me.
Quando Claudia è entrata per la prima volta nel mio studio, mi ha detto una cosa che mi ha toccata profondamente: non capiva perché non si sentisse felice. Non era arrabbiata, non stava attraversando una crisi evidente, non aveva un problema da risolvere. Aveva semplicemente smesso di sentirsi. La sua vita, nei fatti, funzionava: la famiglia, il lavoro, gli impegni quotidiani andavano avanti. Ma lei si muoveva dentro tutto questo come se stesse guardando da fuori, senza riuscire a capire quando aveva smesso di essere protagonista di ciò che viveva.
Lavorando insieme abbiamo iniziato a scoprire quanti sì aveva detto nel tempo senza che fossero davvero suoi. Sì detti in famiglia per mantenere la pace, sì detti al lavoro per non creare problemi, sì detti così spesso e così in fretta da non riuscire più a distinguere cosa voleva lei da cosa si aspettassero gli altri.
Ogni volta che aveva messo da parte un suo bisogno, lo aveva fatto con la migliore delle intenzioni. Il problema è che quelle intenzioni le erano costate qualcosa di essenziale, il contatto con se stessa.
Imparare a scegliere se stesse è un processo lento, fatto di piccoli riconoscimenti quotidiani, di momenti in cui ci si ferma e ci si chiede davvero cosa si vuole, prima di rispondere a ciò che gli altri si aspettano.
Richiede tempo, e spesso richiede un accompagnamento, qualcuno che aiuti a distinguere la propria voce da quelle dell'altrə.
Se ti riconosci in qualcosa di quello che hai letto, anche solo in una parte, potrebbe valere la pena fermarsi e ascoltare cosa c'è sotto.
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