Impara a leggere i segnali prima che diventino qualcosa che il corpo non riesce più a reggere da solo
Ci sono stati periodi in cui entrare in ufficio era una cosa così stimolante da rendere l’inizio della giornata lavorativa un momento atteso. Le giornate piene di attività e la leggerezza erano una costante, le relazioni erano semplici, il clima era collaborativo e sentivi una buona sintonia con tutti, anche le difficoltà sembravano sostenibili. Il corpo rispondeva a tutto questo senza tensioni, senza blocchi. Il respiro restava allineato, le spalle morbide, nessun fastidio a ricordarti che stavi lavorando sotto pressione.
Poi qualcosa cambia. Un nuovo ruolo, una promozione, un trasferimento di team, e lo stesso corpo che prima si muoveva leggero comincia a irrigidirsi. Le spalle si contraggono, il respiro si accorcia, e te ne accorgi solo quando qualcuno ti chiede “come stai?” e abbozzi un sorriso, mentre dentro senti la tensione salire.
Il calcolo che non basta
Quando si parla di cambiare ruolo o lavoro, la conversazione si ferma quasi sempre agli stessi tre punti. Lo stipendio è migliore o no, il Job Title pesa di più o di meno, l’orario si allinea con la vita che vuoi fare. Sono calcoli legittimi, ma raccontano solo la parte che si può mettere in una tabella di comparazione.
Quello che resta fuori è il tempo che il corpo impiega per attraversare il cambiamento con consapevolezza. Il giorno della firma o la prima riunione col nuovo team probabilmente passano in fretta. Il corpo continua a lavorare nei mesi successivi, quando la mente ha già archiviato la decisione e lui sta ancora imparando dove posizionarsi in una stanza che non conosce, come muoversi con persone che non ha ancora conosciuto bene, quanto fiato serve per affrontare una giornata che non segue più i ritmi vecchi.
C’è anche chi non cambia ruolo o azienda, non firma nulla di nuovo, ma si ritrova con un carico di lavoro che si è ampliato mese dopo mese, senza che nessuno lo chiamasse cambiamento. Per il corpo, lo è comunque.
Cosa succede davvero nel corpo
Nel mio lavoro di counselor a mediazione corporea lo vedo spesso. Il sonno è il primo a saltare, cambia natura, si interrompe più volte nella notte, e quando torni a chiudere gli occhi i pensieri non si fermano, continuano a girare sulle stesse domande. Da lì arrivano le tensioni muscolari, la cervicale che si fa sentire più spesso, il mal di testa che diventa una presenza costante nella giornata.
Poi c’è lo stomaco. Alcune persone mi raccontano un bruciore che non avevano mai avuto prima, la bocca dello stomaco che si chiude e la fame che sparisce per giorni. Altre fanno l'esatto opposto, mangiano in continuazione, come se il cibo servisse a zittire pensieri che non si fermano mai
Se ti riconosci in una di queste fasi, in una promozione che ti sta togliendo il sonno, in un cambio di ruolo che il corpo non ha ancora accettato, o in un carico di lavoro cresciuto mese dopo mese, possiamo guardarlo insieme, prima che quella tensione pesi ancora di più.
Il colloquio esplorativo è pensato proprio per questo, uno spazio per capire a che punto sei tu in questo momento di passaggio. Dura trenta minuti ed è gratuito.
Grazie per essere stata con me,
a presto,
Dora
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