Il giudice che porti dentro non è il tuo alleato

Pubblicato il 16 aprile 2026 alle ore 11:14
Statua della Giustizia con bilancia, simbolo del giudizio interiore che impariamo a riconoscere con la Mindfulness

Oggi torniamo a parlare di Mindfulness.

 

Jon Kabat-Zinn, il padre della Mindfulness, descrive il pilastro del non giudizio come la capacità di osservare la propria esperienza senza etichettarla, senza decidere subito se sia giusta o sbagliata, buona o cattiva.

Semplicemente, la osserviamo così com’è.

Quando l’ho letto la prima volta ho pensato: “facile a dirsi”.

Per molti anni il mio giudice interiore ha lavorato a tempo pieno. Ogni scelta esaminata, ogni errore catalogato, ogni emozione pesata sulla bilancia del dovrei e del non dovrei. Ho creduto a lungo che fosse un modo per migliorarmi. Invece nasceva dall’insicurezza, dal bisogno di controllare ogni cosa per sentirmi abbastanza. E soprattutto, non funzionava. Il giudizio non mi ha resa più consapevole, più serena, più capace, ma solo più rigida verso me stessa e verso l’altrə.

 

 

 

È stato leggendo Thich Nhat Hanh che qualcosa si è spostato.

Scrive: "Nel momento in cui giudichi te stesso, smetti di amarti."

Una frase che mi ha toccata, quando l'ho compresa davvero, non solo letta; infatti ho capito che il mio critico interiore non era un alleato, ma era il contrario dell'amore verso me stessa.

 

 

Il non giudizio, nella pratica della Mindfulness, inizia da un gesto piccolo: fermarsi. Stare nel momento presente - qui e ora - senza la fretta di classificare quello che senti. Un’emozione può essere semplicemente un’emozione, accolta così com’è, senza dover essere risolta, giustificata o eliminata. Un pensiero può attraversarti senza che tu debba prenderlo come assunto o combatterlo.

Quando inizi ad osservarti senza giudizio, la situazione si trasforma. Diventi capace di riconoscere i tuoi automatismi, senza sentirti completamente identificatə con loro. Puoi accogliere una reazione senza la pressione di doverla correggere immediatamente. Si apre una nuova possibilità, che si espande gradualmente: le cose esistono semplicemente, accolte senza la necessità di essere diverse da come sono.

 

 

E allora accade qualcosa di nuovo.

Quello sguardo più morbido verso te stessə inizia a cambiare anche il modo in cui guardi chi hai di fronte. Perché quasi mai sai davvero cosa sta vivendo l’altrə. Non conosci la sua storia, le sue paure, il peso che porta in quel momento. Quando rinunci al giudizio nasce qualcosa come la curiosità, l’apertura e l’empatia. Un modo diverso di stare nelle relazioni, più leggero e più autentico.

La pratica del non giudizio richiede allenamento costante. Il giudizio torna, sempre, puntualmente verso di te, verso l’altrə, verso le situazioni. La Mindfulness non promette di eliminarlo, ma ti aiuta a portare lì l’attenzione, con consapevolezza, e a scegliere uno sguardo diverso.

 

 

Ho registrato otto minuti di pratica guidata su questo, per stare con te stessa con uno sguardo aperto, senza verdetti.

👉 Smetti di giudicarti — Meditazione Mindfulness #2

Se senti che vuoi esplorare questo insieme, sono qui. Il primo colloquio è gratuito — scrivimi su WhatsApp o a info@doracioppa.it

 

 

Prima di chiudere, ti lascio una domanda con cui stare oggi:

🌱 Verso chi o cosa stai usando il giudizio come riparo, quando potresti usare la curiosità?

 

👉 Grazie per aver letto fin qui.

 

Con cura, Dora 🙏🏻🌸

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.